La Cina va a caccia di ghiaccio sulla Luna: perché questa missione potrebbe cambiare il futuro dell’esplorazione spaziale

Ci sono posti sulla Luna dove il Sole non arriva praticamente mai.

Sono i crateri delle regioni polari permanentemente in ombra: zone così fredde e buie che, secondo gli scienziati, potrebbero aver conservato per miliardi di anni tracce di acqua sotto forma di ghiaccio.

Ed è proprio lì che la Cina vuole andare.

La missione si chiama Chang’e-7 e dovrebbe partire il 24 agosto 2026 dal centro spaziale di Wenchang, a bordo di un razzo Long March 5. L’obiettivo è ambizioso: cercare e analizzare direttamente il ghiaccio d’acqua vicino al polo sud lunare. 

Ma la domanda interessante è un’altra: perché interessa così tanto trovare acqua sulla Luna?

Dove si nasconde l’acqua sulla Luna

Per molto tempo abbiamo immaginato la Luna come un mondo completamente arido.

In realtà, le missioni spaziali hanno trovato indizi della presenza di acqua e altre sostanze volatili, soprattutto nelle regioni polari.

Il punto più interessante sono i cosiddetti crateri permanentemente in ombra.

A causa della particolare inclinazione dell’asse lunare, alcune zone profonde dei crateri polari non ricevono mai direttamente la luce del Sole. Sono vere e proprie “trappole fredde”, dove le temperature possono scendere sotto i -200 °C

In queste condizioni, il ghiaccio può rimanere intrappolato per tempi enormi.

E proprio per questo queste zone sono una specie di archivio naturale della storia della Luna.

Ma Chang’e-7 non è una semplice sonda

La parte più interessante della missione è il modo in cui la Cina vuole esplorare questo ambiente.

Chang’e-7 non sarà composta da un solo veicolo.

Il sistema comprende un orbiter, un lander, un rover e una piccola sonda volante capace di saltare sulla superficie lunare

L’orbiter studierà dall’alto la regione del polo sud.

Il lander raggiungerà la superficie.

Il rover esplorerà il terreno.

Ma sarà soprattutto il piccolo veicolo “saltellante” a tentare l’impresa più difficile: entrare nelle zone permanentemente in ombra, dove un rover tradizionale avrebbe enormi difficoltà a muoversi e soprattutto a ricevere energia sufficiente. 

In pratica, la Cina sta cercando di combinare diversi tipi di robot per esplorare contemporaneamente le zone illuminate e quelle immerse nel buio.

Come faranno a capire se c’è davvero ghiaccio?

Qui arriva la parte più interessante.

La missione non si limiterà a fotografare il terreno.

La piccola sonda porterà uno strumento chiamato LUWA, progettato per analizzare direttamente il materiale lunare e cercare molecole d’acqua e altri composti volatili. 

Il procedimento prevede diverse fasi: prelevare materiale dal suolo, sigillarlo, riscaldarlo e analizzare ciò che viene rilasciato.

In questo modo gli scienziati potranno cercare di capire non soltanto se c’è acqua, ma anche quanta ce n’è, in quale forma si trova e quali caratteristiche presenta.

È una differenza importante.

Avere un’indicazione dall’orbita è una cosa.

Andare sul posto e analizzare direttamente il terreno è un’altra.

Perché l’acqua è così importante?

Perché sulla Luna l’acqua potrebbe essere molto più di una risorsa da bere.

Può essere utilizzata per ottenere ossigeno e idrogeno, elementi che possono avere un ruolo nella produzione di propellente.

Questo significa che, se le riserve di ghiaccio fossero sufficientemente accessibili, una futura base lunare potrebbe sfruttare risorse già presenti sulla Luna invece di trasportare tutto dalla Terra.

È uno dei motivi per cui il polo sud lunare è diventato uno dei luoghi più contesi della nuova corsa allo spazio. 

E non è soltanto una questione cinese.

Anche Stati Uniti, India e altri Paesi stanno guardando con grande interesse alla stessa regione. 

La Cina sta quindi cercando una risorsa per le future basi lunari?

In parte sì.

Chang’e-7 fa parte di un programma molto più ampio.

La Cina punta a portare astronauti sulla Luna entro il 2030 e sta sviluppando una presenza scientifica lunare più duratura, con l’idea di arrivare in futuro a una stazione di ricerca internazionale. 

Per questo trovare acqua sarebbe un risultato scientifico importantissimo, ma anche un possibile passo verso una presenza umana più stabile sulla Luna.

Non significa che domani inizieremo a costruire città lunari.

Prima bisogna capire quanto ghiaccio c’è, dove si trova, in quale forma e soprattutto quanto è facile estrarlo.

Ed è proprio questo uno degli obiettivi di Chang’e-7.

Il vero obiettivo non è soltanto trovare il ghiaccio

La cosa più interessante di questa missione è che potrebbe rispondere a una domanda che va oltre l’acqua.

Da dove arriva l’acqua della Luna?

Gli strumenti della missione potranno studiare anche la composizione isotopica dell’acqua, fornendo indizi sulla sua origine e sulla sua evoluzione nel tempo. 

Potrebbe quindi aiutarci a capire meglio non soltanto come utilizzare la Luna in futuro, ma anche come si è evoluta la Luna stessa.

E c’è un aspetto quasi poetico in tutto questo.

Per cercare una delle risorse più importanti per il futuro dell’esplorazione umana, la Cina sta andando nei luoghi più bui e freddi che abbiamo mai raggiunto sulla Luna.

Il prossimo grande passo verso la Luna potrebbe iniziare proprio dove la luce non arriva. 

Lascia un commento