Dai film ai software, fino agli optional dell’automobile: ormai quasi nulla si compra per sempre. L’economia globale si sta spostando verso un modello basato sugli abbonamenti. È il trionfo della comodità o la fine della proprietà
privata?
Fino a non molti anni fa, la regola degli acquisti era semplice: mettevi da parte i soldi, entravi in un negozio (fisico o virtuale), compravi un bene e quel bene diventava tuo. Per sempre. Un CD, un pacchetto software, una
bicicletta. Oggi, le cose funzionano in modo radicalmente diverso.
Siamo entrati a piedi pari nell’era della “Subscription Economy”, l’economia degli abbonamenti. E se all’inizio la novità riguardava solo le piattaforme di streaming come Netflix o Spotify, oggi il meccanismo ha invaso quasi ogni
aspetto della nostra vita quotidiana. Ma cosa comporta davvero questa rivoluzione silenziosa?
Dai programmi per il PC ai sedili dell’auto
L’industria del software è stata la prima a fare il grande salto. Invece di venderti un programma a un prezzo fisso, oggi le grandi aziende tech ti chiedono una piccola quota mensile per poterlo usare. Se smetti di pagare, il
programma smette di funzionare.
Ma il vero salto di qualità sta avvenendo nel mondo fisico. L’Internet of Things (gli oggetti di uso quotidiano connessi a internet) ha permesso alle aziende di applicare il modello dell’abbonamento anche all’hardware. L’esempio
più noto è quello di alcune case automobilistiche, che hanno iniziato a inserire l’hardware per i sedili riscaldati o per le ruote sterzanti posteriori già in fabbrica, ma per attivarli il proprietario dell’auto deve pagare un
canone mensile via software. Tu compri l’auto, ma non hai il diritto di usare una componente fisica già installata a meno che non paghi una “tassa” periodica.
La comodità della flessibilità (e del risparmio apparente)
Questa transizione non è nata per caso, e per moltissimi consumatori rappresenta un vantaggio enorme. Il modello in abbonamento abbassa drasticamente le barriere d’ingresso. Invece di spendere migliaia di euro per l’attrezzatura
necessaria ad avviare un progetto, basta una manciata di euro al mese.
Inoltre, elimina il problema dell’obsolescenza. Non devi preoccuparti di dover comprare la “nuova versione” l’anno prossimo, perché l’abbonamento ti garantisce aggiornamenti costanti, manutenzione e assistenza continua. Paghi solo
per ciò che usi, e se un servizio non ti serve più, in teoria, puoi disdirlo con un clic. È la vittoria della flessibilità: l’accesso vince sul possesso.
Il lato oscuro: chi ha davvero il controllo?
Eppure, a guardare bene sotto la superficie, i lati critici non mancano. Il primo, e più evidente, è quello economico. Sul lungo periodo, un abbonamento finisce quasi sempre per costare di più rispetto all’acquisto di un bene
definitivo. È una sorta di affitto perpetuo in cui non si finisce mai di pagare.
Ma il problema più profondo riguarda il potere e il controllo. Quando non possiedi più nulla, le aziende hanno il coltello dalla parte del manico. Possono decidere di alzare il prezzo del canone mensile in qualsiasi momento.
Possono cambiare le condizioni di utilizzo. Possono persino decidere di rimuovere i tuoi contenuti preferiti (come accade con i film che spariscono dalle piattaforme) o, nel peggiore dei casi, bloccarti l’accesso se il tuo
pagamento non va a buon fine.
Senza la proprietà, perdiamo anche il diritto di riparare le nostre cose o di rivenderle sul mercato dell’usato. Un oggetto che funziona solo tramite un server centrale diventa un costoso fermacarte se l’azienda decide di spegnere
quel server.
Un compromesso accettabile?
La transizione verso l’economia degli abbonamenti sta ridisegnando le regole del mercato globale. Stiamo scambiando il concetto storico di “proprietà” in cambio di flessibilità, comodità e aggiornamenti continui. Per alcuni è un
passo inevitabile verso un mondo più fluido e meno ingombro di oggetti fisici destinati a invecchiare. Per altri, è una trappola che ci rende eternamente dipendenti dalle multinazionali.
Come sempre, in OpenFlaws non diamo verdetti definitivi. Noi ti mettiamo sul tavolo i dati e i meccanismi di questo cambiamento. Ora tocca a te riflettere: il prezzo da pagare per questa comodità è giusto, o stiamo rinunciando a
troppo?

