Una delle scosse più forti degli ultimi anni riaccende l’attenzione sull’area flegrea.
La forte scossa di terremoto di magnitudo 4.7 che ha colpito l’area dei Campi Flegrei ha riportato al centro del dibattito uno dei territori più monitorati d’Europa. Il sisma, avvertito distintamente in tutta Napoli e nei comuni dell’area flegrea, ha provocato decine di feriti, danni a edifici, interruzioni dei trasporti e un nuovo sciame sismico ancora in corso.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, sono almeno 21 le persone rimaste ferite nell’area di Pozzuoli, a cui si aggiungono altri feriti nei comuni limitrofi. Due persone sono state ricoverate in codice rosso, mentre centinaia di residenti sono stati evacuati in via precauzionale dagli edifici ritenuti non sicuri. (People.com)
Perché i Campi Flegrei sono così delicati
Quando si parla dei Campi Flegrei si tende a pensare subito a un supervulcano. In realtà, il fenomeno che oggi interessa maggiormente gli esperti è il bradisismo, cioè il lento sollevamento e abbassamento del terreno causato dalla pressione dei fluidi presenti nel sottosuolo.
Questo movimento provoca un accumulo di tensioni nella crosta terrestre che, periodicamente, si libera attraverso sciami sismici anche molto intensi. Negli ultimi anni la frequenza e l’energia dei terremoti registrati nell’area sono aumentate, motivo per cui il monitoraggio è stato ulteriormente rafforzato da INGV e Protezione Civile.
Lo sciame sismico non significa che un’eruzione sia imminente
È importante distinguere due concetti che spesso vengono confusi.
Uno sciame sismico indica una sequenza di terremoti ravvicinati nel tempo, ma non rappresenta automaticamente il segnale di un’eruzione vulcanica imminente.
Le autorità scientifiche continuano infatti a mantenere il livello di allerta vulcanica ai Campi Flegrei in giallo, che corrisponde a una fase di attenzione con monitoraggio continuo. Questo significa che il sistema vulcanico mostra segnali di attività, ma non esistono elementi che indichino un’eruzione nel breve periodo.
I danni e le verifiche in corso
La scossa, avvenuta a una profondità di circa 3 chilometri, è stata sufficiente a provocare danni localizzati a edifici, distacchi di materiale e interruzioni temporanee della circolazione ferroviaria e metropolitana per consentire le verifiche di sicurezza. Vigili del Fuoco, Protezione Civile e tecnici comunali stanno controllando centinaia di edifici per accertarne l’agibilità.
Dopo il terremoto principale sono state registrate decine di repliche, alcune superiori a magnitudo 3, un comportamento tipico degli sciami sismici che interessano l’area flegrea.
Cosa cambia per chi vive nell’area
L’evento conferma quanto sia fondamentale convivere con un rischio naturale che richiede preparazione più che allarmismo.
Per chi vive nei comuni dell’area flegrea, conoscere il Piano di Protezione Civile, sapere dove si trovano le aree di attesa e seguire esclusivamente le comunicazioni ufficiali rappresenta il modo migliore per affrontare eventuali emergenze.
La prevenzione, infatti, non elimina il rischio, ma può ridurne in modo significativo le conseguenze.
Una situazione da seguire con attenzione
I Campi Flegrei rimangono uno dei sistemi vulcanici più studiati al mondo proprio per l’elevata densità abitativa dell’area circostante. Il continuo monitoraggio geofisico e geochimico consente agli esperti di osservare l’evoluzione del fenomeno praticamente in tempo reale.
La scossa di magnitudo 4.7 rappresenta un nuovo campanello d’allarme sulla vulnerabilità del territorio, ma non cambia il quadro scientifico attuale: il fenomeno del bradisismo continua a essere seguito costantemente e ogni eventuale evoluzione verrà valutata sulla base dei dati raccolti dagli enti competenti, evitando interpretazioni allarmistiche o conclusioni affrettate.

