L’Etna erutta e la cenere ferma gli aerei: ecco perché un vulcano può bloccare il traffico aereo

Ci sono vulcani che fanno paura perché possono minacciare le città. E poi c’è l’Etna, che in questi giorni sta ricordando quanto possa essere potente anche senza che la lava raggiunga le zone abitate.

La sua attività eruttiva ha prodotto nuove emissioni di cenere che stanno creando problemi al traffico aereo in Sicilia e non solo. L’aeroporto di Catania è stato costretto a prolungare la sospensione dei voli fino alle 14:00 UTC di giovedì, mentre l’attività dell’Etna ha già provocato cancellazioni e ritardi anche a Malta. 

Ma c’è una domanda interessante dietro questa notizia:

come può della semplice cenere vulcanica riuscire a fermare un aereo?

La risposta è molto meno banale di quanto sembri.

L’Etna è tornato a creare problemi al traffico aereo

L’attività eruttiva dell’Etna prosegue da diversi giorni e le emissioni di cenere hanno interessato lo spazio aereo sopra la Sicilia orientale.

Il problema principale non è quindi la lava che scende lungo i fianchi del vulcano.

È quello che succede molto più in alto.

La cenere vulcanica può essere trasportata dal vento per decine o addirittura centinaia di chilometri. In questo caso la nube proveniente dall’Etna ha raggiunto anche Malta, circa 220 chilometri più a sud, contribuendo alla cancellazione di 19 voli e a numerosi ritardi. 

A Catania la situazione è ancora più delicata: l’aeroporto è uno dei principali punti di accesso alla Sicilia e la sospensione dei voli sta costringendo parte del traffico a essere dirottata verso altri scali.

L’aeroporto di Palermo, per esempio, ha gestito 190 voli dirottati a causa delle interruzioni. 

Ma la cenere vulcanica non è semplicemente “polvere”

Ed è qui che la storia diventa interessante.

Quando pensiamo alla cenere immaginiamo qualcosa di simile a quella che rimane dopo aver bruciato della legna.

Quella vulcanica è molto diversa.

È composta da particelle minuscole di materiale roccioso e vetroso prodotte durante l’eruzione. Alcune possono essere talmente piccole da rimanere sospese nell’atmosfera e viaggiare a grande distanza.

E soprattutto sono abrasive e possono fondere ad alte temperature.

Questa combinazione è un problema enorme per gli aerei.

Il vero punto debole sono i motori

Un aereo moderno utilizza motori progettati per ingerire enormi quantità d’aria.

Se però nell’aria c’è una nube di cenere vulcanica, il motore può aspirarla insieme all’aria.

Le particelle più piccole possono raggiungere le zone calde del motore, dove possono fondersi e depositarsi sui componenti interni.

In più, la cenere può provocare abrasione e danneggiare parti del motore.

Il risultato può essere molto serio: riduzione delle prestazioni, malfunzionamenti e, nei casi più estremi, spegnimento del motore.

Non è quindi una semplice questione di visibilità.

Un aereo può attraversare una nube vulcanica anche senza che il pilota la percepisca come una normale nuvola davanti al parabrezza.

Il problema è ciò che si trova nell’aria.

Studi dell’INGV spiegano proprio perché la presenza di cenere vulcanica nell’atmosfera rappresenti un rischio significativo per il traffico aereo e perché i modelli di dispersione siano fondamentali per prevederne il movimento. 

E allora perché non basta spostare gli aerei?

Perché una nube di cenere non rimane necessariamente sopra il vulcano.

Il vento può trasportarla rapidamente.

È esattamente quello che è successo con l’Etna: la nube si è spostata verso sud fino a raggiungere Malta. 

Per questo, quando viene rilevata una concentrazione di cenere pericolosa, le autorità possono modificare le rotte, limitare determinate operazioni o chiudere temporaneamente alcune porzioni dello spazio aereo.

È una misura preventiva.

Non significa che un aereo che decolla sia destinato a cadere. Significa che non vale la pena correre un rischio che può essere evitato.

Catania non è nuova a questo problema

L’Etna è uno dei vulcani più attivi d’Europa e le sue eruzioni possono avere conseguenze molto diverse.

A volte l’attività rimane confinata alla zona sommitale.

Altre volte produce colate laviche.

In altri episodi ancora, la cenere raggiunge l’atmosfera e diventa un problema per l’aviazione.

Proprio per questo l’Etna viene monitorato costantemente dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, attraverso strumenti sismici, osservazioni delle deformazioni del suolo, telecamere e altri sistemi di sorveglianza. L’INGV pubblica inoltre aggiornamenti specifici sull’attività vulcanica. 

È un lavoro fondamentale perché, nel caso della cenere, sapere dove si sta muovendo la nube può essere importante quasi quanto sapere quanto è intensa l’eruzione.

La cosa più sorprendente è quanto lontano possa arrivare

L’Etna si trova in Sicilia.

Ma la sua cenere può finire nei cieli di un altro Paese.

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti dei fenomeni vulcanici: un’eruzione è un evento locale, ma le sue conseguenze possono diventare regionali.

Una nube sospinta dal vento può attraversare il Mediterraneo.

E improvvisamente un fenomeno iniziato su un vulcano siciliano può influenzare i voli a Malta.

Non perché il vulcano sia “esploso” in modo catastrofico.

Semplicemente perché l’atmosfera non conosce i confini.

E adesso?

La situazione resta monitorata e l’attività dell’Etna può cambiare rapidamente. Per questo le autorità aggiornano continuamente le condizioni dello spazio aereo e le compagnie modificano le operazioni in base alle indicazioni ricevute. 

La lezione più interessante di questa eruzione, però, va oltre l’Etna.

Quando pensiamo ai rischi di un vulcano immaginiamo soprattutto lava, esplosioni e rocce incandescenti.

Ma a volte la parte più problematica di un’eruzione è quella che non vediamo nemmeno.

Una nube di particelle sospese nell’aria può viaggiare per centinaia di chilometri e costringere un intero sistema di trasporti a cambiare rotta.

Ed è anche per questo che, quando un vulcano erutta, gli occhi degli scienziati non guardano soltanto verso il cratere.

Guardano anche il cielo.

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