Benzina più economica in arrivo? Intanto il governo sta ancora a guardare

Il diesel ha già sfondato i 2,20 euro al litro (in autostrada si arriva a 2,25), la benzina sfiora i 2 euro, e il governo Meloni parla da giorni di riattivare le accise mobili. Il problema è che, ad oggi, non ha ancora fatto nulla di concreto: solo ieri il Consiglio dei Ministri si è chiuso senza alcun provvedimento.

Il ritorno di un incubo (semi) stagionale

I numeri di oggi parlano chiaro: il prezzo medio nazionale del diesel self-service è a 2,18 euro al litro, mentre in autostrada supera i 2,25. La benzina viaggia intorno a 1,98 euro su strada e sfiora i 2,07 in autostrada. Secondo i calcoli del Codacons, il pieno di gasolio costa oggi 15 euro in più rispetto a inizio luglio. Con il barile Brent tornato verso i 90 dollari, la tendenza resta al rialzo, e in Parlamento si riparla del taglio delle accise — quella parte fissa di tasse che paghiamo su ogni litro di carburante, a prescindere dal prezzo del petrolio.

Per il governo Meloni, però, questo tema è più scomodo di quanto sembri. Ridurre (o abolire) le accise è stato per anni uno dei cavalli di battaglia elettorali del centrodestra. Ma una cosa è prometterlo in campagna elettorale, un’altra è trovare davvero le coperture quando si è al governo e le casse dello Stato non sono proprio piene.

Il trucco tecnico: come funziona l'”accisa mobile” (che però non è ancora scattata)

Invece di un taglio secco e generalizzato come quello fatto in emergenza dal governo Draghi nel 2022, l’ipotesi sul tavolo oggi è più chirurgica: si chiama “accisa mobile”, una regola che esiste già dal 2007 ma che è rimasta lettera morta.

Il meccanismo, in realtà, è piuttosto furbo. Sulla benzina non paghiamo solo l’accisa fissa, ma anche l’IVA al 22%. E siccome l’IVA è calcolata in percentuale, quando il prezzo del petrolio sale, anche l’incasso IVA dello Stato cresce automaticamente — senza che il governo debba fare nulla. È un guadagno “involontario”. L’accisa mobile prende esattamente questo extra-gettito IVA e lo usa per abbassare l’accisa fissa, azzerando l’effetto del rincaro.

Il problema è che, per attivarla, il Ministero dell’Economia deve prima calcolare quanto extra-gettito IVA è stato effettivamente incassato — e quei calcoli, secondo il ministro Urso, non saranno pronti prima della prossima settimana. Nel frattempo, il prossimo Consiglio dei Ministri utile è fissato per il 4 agosto: prima di quella data, difficilmente vedrete qualcosa di concreto.

Il balletto politico mentre il conto alla pompa sale

Ieri il CdM si è chiuso a mani vuote, e le opposizioni non hanno perso tempo a farlo notare: il PD chiede la riattivazione immediata della misura, definendola “doverosa e a costo zero”, mentre il leader M5S accusa il governo di essere uscito dal Consiglio “con zero interventi sui prezzi che stanno divorando gli stipendi degli italiani”.

Curiosamente, non tutti vogliono l’accisa mobile: la Federazione Autotrasportatori Italiani (Fai) si è detta contraria, sostenendo che la misura penalizzerebbe il settore annullando altri benefici di cui già gode. Segno che anche tra chi subisce il caro-gasolio, non c’è unanimità su come intervenire.

Nel frattempo Giorgia Meloni avrebbe fretta di mandare un segnale prima del weekend clou delle partenze estive, puntando a un “provvedimento ponte” per riportare i prezzi vicino ai 2 euro. Ma i conti dei tecnici raccontano un’altra storia: secondo il Codacons, per far scendere il diesel sotto i 2 euro servirebbe uno sconto di almeno 16 centesimi al litro — molto più degli 7-8 centesimi di cui si parla nelle bozze attuali.

Cosa aspettarsi da qui in avanti

Realisticamente, non aspettatevi nulla prima del 4 agosto, e anche a quella data il taglio — se arriverà — rischia di essere più simbolico che risolutivo rispetto ai livelli di prezzo attuali. Il vero banco di prova sarà vedere se il governo troverà le risorse per uno sconto che valga davvero qualcosa, o se si accontenterà di un intervento cosmetico giusto in tempo per le foto del weekend di Ferragosto.

Per chi guida ogni giorno, nel frattempo, la strategia più concreta resta quella di sempre: tenere d’occhio le pompe bianche del quartiere, spesso più economiche di diversi centesimi al litro rispetto ai marchi tradizionali.

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