Guerra USA-Iran: perché rischia di farci pagare di più anche la spesa, non solo la benzina

Il pieno che costa di più non è (purtroppo) la notizia peggiore. Dietro il rincaro alla pompa si nasconde un rischio molto più grande: un effetto domino che può far salire i prezzi di quasi tutto quello che compriamo, dal cibo ai vestiti. La causa è la nuova ondata di scontri militari tra Stati Uniti e Iran, che sta bloccando le rotte del petrolio in Medio Oriente. Vediamo cosa sta succedendo e perché dovrebbe interessarci.

L’Italia rischia grosso: dal pieno al carrello della spesa

Appena sono ripresi gli scontri in Medio Oriente, il prezzo del petrolio è schizzato di oltre il 4% sui mercati. Risultato immediato: benzina e diesel più cari alla pompa, sia al self-service che al servito.

Ma il problema vero per l’Italia non è (solo) il costo del pieno per andare al lavoro. È che il nostro Paese, come gran parte del Sud Europa, si affida quasi del tutto al trasporto su gomma: oltre l’80% di quello che troviamo sugli scaffali – cibo, vestiti, materiali edili – viaggia su camion a gasolio.

Se il carburante costa di più, i costi di trasporto delle aziende salgono. E le aziende, per non andarci a rimettere, scaricano quel rincaro sul prezzo finale dei prodotti. È il classico effetto domino: se i prezzi della benzina non si stabilizzano in fretta, rischiamo una nuova ondata di inflazione proprio sui beni di prima necessità. Tradotto: stessa spesa, scontrino più salato.

Cos’è successo davvero tra USA e Iran

Tutto parte dai recenti raid aerei americani nel sud dell’Iran. Teheran ha risposto colpendo basi e obiettivi militari USA in Bahrain, Kuwait e Giordania. Non parliamo di tensioni diplomatiche, ma di scontri a fuoco veri in una delle zone più delicate del pianeta.

I mercati finanziari odiano l’incertezza, e infatti sono andati nel panico: il Brent (il petrolio di riferimento per l’Europa) ha superato i 100 dollari al barile, mentre il WTI (l’equivalente americano) è arrivato verso gli 85 dollari.

Il vero collo di bottiglia: lo Stretto di Hormuz

C’è un motivo preciso per cui un conflitto così lontano fa impennare i prezzi ovunque, e ha un nome: lo Stretto di Hormuz. È quel passaggio di mare strettissimo tra Iran e Penisola Arabica da cui transita circa il 20% di tutto il petrolio consumato nel mondo. Un quinto dell’energia globale passa letteralmente da lì.

Con gli attacchi in corso e le minacce reciproche di colpire le navi commerciali, il traffico delle petroliere si è quasi azzerato: da oltre cento navi al giorno prima della crisi, ora i passaggi si contano sulle dita di una mano. Le compagnie di navigazione hanno paura di perdere carichi da milioni di euro, e i costi delle assicurazioni marittime sono saliti alle stelle. Meno petrolio in circolazione, più incertezza sulla fornitura: il prezzo può solo salire.

Neanche gli USA se la passano bene

Non pensate sia un problema solo europeo: anche negli Stati Uniti la situazione è pesante. Dopo una breve tregua a giugno che aveva fatto sperare in un ritorno alla normalità, i prezzi della benzina americana sono tornati a salire. La media nazionale ha superato i 4 dollari al gallone (vicino ai 4,10), con la California che sfiora e supera i 5 dollari.

Di solito, in casi come questo, il governo USA apre la Strategic Petroleum Reserve (SPR): una riserva enorme di petrolio che viene usata per inondare il mercato e far scendere i prezzi in emergenza. Il problema è che stavolta l’arma è quasi scarica: dopo anni usata per tamponare altre crisi, le riserve sono ai minimi dal 1980. Gli Stati Uniti, in pratica, non hanno abbastanza scorte per forzare i prezzi verso il basso.

Cosa aspettarci ora

Il quadro, al momento, è quello di un mercato energetico bloccato dalla paura più che dai numeri reali. Finché il conflitto continua e le rotte commerciali restano a rischio, i prezzi dell’energia resteranno alti e instabili.

Solo un accordo diplomatico – al momento poco probabile – potrebbe raffreddare la situazione in tempi brevi. Nel frattempo, conviene mettere in conto ancora un po’ di caro benzina e tenere d’occhio gli scontrini al supermercato: se questa crisi si prolunga, l’aumento arriverà anche lì, e non sarà una sorpresa.

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